Fare il bene, fa bene? - Pensieri in movimento -- Maurizio Forzoni

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Articoli e seminari
Fare il bene, fa bene? Analisi dei rapporti parassitari -- a cura di Maurizio Forzoni
Introduzione al seminario presso il Laboratorio di Formazione e Lettura Psicoanalitica di Torino -- Anno 2010

Un pò di tempo fa mi è giunto nuovamente nelle mani un libretto che ritengo davvero interessante. Tale libretto parla di legami che, il men che si possa dire, riguardano tutti noi. Esso analizza i complessi familiari, non come fatti meramente isolati, bensì nella formazione dell'individuo. Definirli complessi esclude già di potersela cavare, con essi, con scontata semplicità. Ma il limite della credenza, è più spesso di quanto l'essere umano possa riconoscere e accettare. Ecco, per parlare di questa tematica, desidero proprio partire da qui, da questo terreno che può essere fertile, ma anche fonte di legami e intrecci difficili da esprimere a parole. Editare il legame è questione tutt'altro che scontata.
L'epoca moderna sembra orientata verso il rapporto mordi-e-fuggi, verso la strumentalizzazione delle relazioni: "mi servi, allora facciamo finta d'incontrarci, ma, tienilo a mente, solo per un pò". Paradigma della parvenza relazionale.

Parlando con le persone si scorge che in molti hanno la sensazione che i rapporti non siano destinati a durare a lungo e che l'indifferenza regni sovrana. Provare a fare del bene, può essere fonte di sofferenza e d'insuccesso, dal momento che molte di queste relazioni degenerano, rapidamente, in odio, avversione o indifferenza. Questa girandola è talmente vorticosa che l'esser-moderno-parlante non trova il percorso per circoscrivere la ferita procurata dall'improvvisa assenza o abbandono dell'altro, senza tempo per le elaborazioni; o la ferita viene subito cancellata, sostituita da un altro tampone rappresentato dal gadget di turno, ovvero non c'è stata affatto, perché l'altro non è esistito a tal punto che la mancanza non può essere percepita come tale. La soluzione sperimentata da molti, nelle massificazioni contemporanee, è nel non-rapporto, o in rapporti superficiali, temporanei, fugaci, rapidi, precoci. Una via di fuga non solo dall'altro sconosciuto e angosciante, ma, altresì, dalla propria parola singolare che segna il proprio percorso di vita. Per tali ragioni, in questi tempi, molti individui, compreso bambini e adolescenti, sperimentano la via di fuga nella tossicodipendenza, nell'alcolismo, nelle nuove dipendenze senza droghe (shopping compulsivo, gioco d'azzardo, internet, consumo televisivo, videogiochi..), ove l'altro della relazione è sostituito ora con la bottiglia, ora con la sostanza stupefacente, ora con l'indumento -- rigorosamente alla moda e firmato --, ora con il filmato, ora con il videogioco: il tutto condito, esclusivamente, senza parole.

Non sono da meno i tentativi pseudo-relazionali che riguardano le questioni terapeutiche. Vanno di moda terapie rapide, sempre più induttive, anestetizzanti, rettificazioni sintomatiche, nuovi sodalizzi con altri oggettuali, rappresentati ora dal farmaco, ora dal medico-microscopio, ora dal gruppo-massa, ora dal sintomo stesso a cui chiudere la bocca, velocemente, il più presto possibile. In tali terapie non c'è proprio l'opportunità per instaurare alcun rapporto che sia di parola, con tutte le sue incertezze, i suoi tempi e i suoi rischi. S'(in)-tende a cancellare il rischio insito in ogni relazione, ovvero lasciare che sia il Grande Altro Statuale a porre quelle garanzie che mettano al riparo l'individuo dal fare brutti incontri. In tal maniera il soggetto sembra essere fuori da ogni pericolo, mentre l'unico rischio che corre è quello di non riconoscere più la propria norma soggettiva, il proprio tempo e il proprio spazio.

L'inconscio, invece, è molto caparbio, determinato, perseverante, instancabile: sin dai tempi di Freud è stato oggetto delle più grosse resistenze e dei più evidenti tentativi di imbrigliamento (nessuno di noi avrebbe resistito a tali e tanti attacchi): ancor oggi, però, è qui.... a parlare di noi. Occorre, comunque, orecchie per intenderlo e parole per imputarlo all'Altro.

Continueremo, se vi va, Mercoledì 13 Aprile 2011 alle ore 21:00, al Seminario del Laboratorio di Formazione e di Lettura Psicoanalitica.

Bibliografia

"I complessi familiari nella formazione dell'individuo", Jacques Lacan, Piccola biblioteca Einaudi, Torino.
"Il perturbante", Sigmund Freud, in Opere, Volume 9, Boringhieri Torino.
"Passione d'amore, passione dell'odio. Una storia vera di anoressia", Giuliana Kantzà, Christian Marinotti Edizioni, Milano.
"Il trucco per guarire", Marco Focchi, Antigone Edizioni, Torino.

Ci sono altri testi che avrei voluto aggiungere, ma mi è stato impossibile reperirli sia nel mio scaffale (ove sicuramente il posto è cambiato, come spesso avviene), sia presso le librerie perché, al momento, "uno" risulta irreperibile (ne farò richiesta, appena ne avrò tempo, all'autore per una copia. Mi hanno detto che, su richiesta, può inviarla. ).
Saranno degli atti mancati di cui terrò conto.

Avrò dell'altro tempo -- auspico -- per rimescolare la questione.

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