L'individuo è il prodotto della cultura - Pensieri in movimento -- Maurizio Forzoni

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Individuo
L'individuo è il prodotto della cultura   
                
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L'individuo è il prodotto della cultura e della società nella quale è nato, vive o è vissuto. Occorre sempre fare una netta distinzione tra individuo e soggetto. L'individuo non è il soggetto/bambino, ma è oramai il prodotto di tutte quelle identificazioni -- derivanti dalle educazioni ricevute --  nelle quali è caduto. In tal senso non si vede nemmeno troppa differenza tra le cosiddette "ribellioni giovanili" che caratterizzano quell'età da molti definita "adolescenza", e il ruolo "educativo" imposto al bambino in famiglia, in società, a scuola. Tali ribellioni hanno costituito, in ogni epoca, delle nuove omologazioni in gruppi di appartenenza: i capelloni, i figli dei fiori, le gang di strada, i bravi, i bulli, i vegani, gli alcolisti, i tossici, e potremmo ancora continuare. Nuove omologazioni all'interno di gruppi gregari e spesso rivendicativi di una presunta libertà, mentre in realtà costituiscono asservimenti a nuove forme di potere.

L'essere umano, come diceva lo psicoanalista e sociologo Erich Fromm, parla di libertà (se ne riempie la bocca), ma in realtà la teme, la fugge, ed è in continua ricerca di un padrone a cui sottomettersi.

Personalmente mi occupo di formazione, orientamento esistenziale e tutela del consumatore da più di 20 anni. Tanto da poter arrivare a comprendere che tutti gli errori nei quali il soggetto è incorso durante la sua vita, sono dovuti sempre ad inganni di pensiero/azione  ereditati  dall'ambiente sociale e affettivo di cui fa parte.

Pensiamo ad esempio alla cultura dell'indebitamento. Indebitarsi per avere la casa, per fare impresa, per vivere, per comprare, per andare al mare, per mostrare uno "status quo" che sia accettabile dai gruppi di appartenenza. Ho incontrato persone che si sono rovinate proprio attraverso tale sistema, facendo debiti infiniti e da cui poi non sono riusciti  a riemergere (spesso indebitando addirittura i figli e i figli dei figli), oppure ne sono usciti con un grande lavoro di riorientamento soggettivo e/o ricorrendo ai Tribunali per la tutela dei propri diritti. Eppure indebitarsi è una delle forme di schiavitù oggi più pericolosamente diffuse. Un individuo indebitato sarà facile preda del comando superegoico e imperativo del proprio creditore. L'essere umano, il bambino, non nasce a debito, bensì a credito. L'idea del debito è sempre imposta dall'alto di un comando sociale superegoico. Non c'è molta differenza, infatti, tra debito innato e peccato originale. Cambia solo la fonte del comando superegoico: da Dio/Padre allo Stato/Patria. Il Pater/Idealizzato/Presupposto, o solo simbolo, è sempre fonte di grandi angosce, foriero di sacrifici e padron di godimento: il Grande Altro che decide il destino di ciascuno. Ciò è piuttosto una gabbia, altro che libertà.

Nel mio percorso formativo -- che posso senz'altro giudicare particolare, alternativo, non ortodosso (non sono mai stato uno studente modello, anzi, sono sempre stato incline alla ribellione dalle regole formali delle istituzioni, sin dai tempi della scuola, ed amavo solo quei professori che stimolavano i miei interessi: oggi mi avrebbero diagnosticato iperattivo o necessitante di qualche bisogno educativo speciale, qualcosa si sarebbero inventati pur di sistematizzarmi, e mi è andata quindi bene così) -- ho approfondito,  meditato e applicato  le materie pedagogiche, filosofiche, educative, antropologiche, storiche, docimologiche, sociologiche, psicologiche, ovvero tutte quelle che si fanno rientrare nelle cosiddette scienze umane, per poi arrivare a comprendere che l'umano non ha in realtà niente di scientifico.  Concordo infatti con lo psicoanalista/filosofo Jacques Lacan quando affermava che non ci sono scienze dell'uomo, perché l'uomo della scienza non esiste. Oggi, infatti, se parlo di educazione o rieducazione, lo faccio intendendo che l'unico modo per ri-educarsi è quello di ripulire la propria storia e il proprio pensiero da tutte le forme di educazione ricevute nel corso del tempo. Un educatore ortodosso griderebbe allo scandalo, al delitto di lesa maestà. Beh... per quanto mi riguarda, io non parlo mai di educazione o, per essere più preciso, non lo faccio più, ma discorro sempre di formazione, pensando a relazioni ove non c'è un formatore e un formato, un docente e un discente, ma, casomai, due formatori,  due docenti o, se preferite, due discenti che imparano l'uno dall'altro. Chi sono io, infatti, per arrogarmi il diritto di stare in cattedra al posto di un altro, o peggio  per mettermi nel ruolo di educatore?

Poi, sempre nel mio curriculum singolare, ho studiato, meditato e applicato materie come la letteratura, la poesia, l'economia, il diritto, la giurisprudenza,  la matematica, soprattutto quella finanziaria, e, ovviamente, la psicoanalisi. Psicoanalisi in quanto luogo del pensiero e non confinata nel ruolo di attività clinica e terapeutica. Freud stesso riteneva che l'uso terapeutico della psicoanalisi non fosse che una possibile applicazione del metodo di lavoro da lui scoperto (nemmeno la più importante o prevalente).

La formazione psicoanalitica ( e la mia analisi personale) mi è stata  utile -- nel mio lavoro di formatore, orientatore esistenziale e consulente tecnico in difesa del consumatore -- in quanto mi ha permesso di abbandonare tutte  quelle velleità di comando nelle quali  io stesso ero caduto, proprio a causa dell'educazione che mi è stata impartita da bambino e, successivamente,  da ragazzo/adulto. L'attenzione di Freud --  e di coloro che sono rimasti fedeli al suo insegnamento (oggi davvero pochi) -- per il pensiero del bambino non ridotto ad "esserino" da educare, mi interessa e continua ad interessarmi, non solo nel lavoro con i bambini, ma anche con gli adulti che vedo in grande difficoltà proprio perché non si ricordano e  hanno smarrito quel loro pensiero di bambino, quel saper filosofare e praticare allo stesso tempo, quel saper andare a meta e mettersi in relazioni economico/amorose profittevoli e benefiche.

Perciò non riesco a capire --  (e non vi riuscirò mai) -- coloro che pensano di prendersi cura dell'altro, soprattutto se in difficoltà, (e parlo anche degli insegnanti, formatori, educatori,  persino degli avvocati e magistrati che si occupano di giustizia, famiglia e minori, e così via), senza aver pensato a lavorare per primi sulla propria storia e vita, ritenendo che sia sufficiente un titolo, una laurea e un'abilitazione statale per sentirsi autorizzati (una volta per tutte) ad occupare un posto, a rivestire un ruolo sociale e/o istituzionale che  ha poi effetti nel singolo soggetto e nel suo particolare processo formativo e orientativo.

Ma questa è un'altra storia.

Buon lavoro/pensieri a ciascuno
 
Arezzo, lì 29/05/2019
                     
                           Maurizio Forzoni

                                                               
Maurizio Forzoni (info@maurizioforzoni.it/347.8392440), pedagogista, educatore professionale socio pedagogico e formatore,  attualmente svolge attività di orientamento esistenziale e formativo nelle relazioni d'aiuto in ambito familiare, soggettivo, scolastico, all'interno del Centro Formativo, didattico-pedagogico, di orientamento e ricerca UniSocrates di Arezzo, città nella quale vive. E' formatore della didattica innovativa iscritto al Registro Internazionale I.E.T, è iscritto al Registro Nazionale Orientatori presso l'Associazione Nazionale Orientatori – Roma, ed è formatore e supervisore autorizzato Eipass – European Informatics Passport. Ha scritto articoli e seminari, tra cui: "Dall'Ideale alla relazione", "Fare il bene fa bene? Analisi dei rapporti parassitari", "Questione d'etica", "Prendersi cura dell'altro nell'era contemporanea", "Il capitale del soggetto", "Il partner e la formazione analitica", "Il soggetto dell'inconscio", "La paura del vero", "Sulla formazione dello psicoanalista", "La psicoanalisi dal divano all'aula di tribunale:psico-appropriazioni indebite", "In genere l'incontro è speciale", "Dall'Ideale alla Relazione", "Pensiero e azione dell'insegnante come imprenditore a scuola" (intervento al corso di formazione accreditato MIUR e organizzato dal Laboratorio di Formazione e Lettura psicoanalitica di Torino, dal titolo "Scuola alla prova dell'appuntamento -- Facilitare i rapporti a scuola")




























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