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Scritto Incontro 09/03/2011 - Rubrica Tutte Storie di Claudia Rapetti - E le stelle stanno a guardare

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Prossimamente 9 Marzo 2011
Tutte Storie : “ e le stelle stanno a guardare” di Claudia Rapetti


Questa volta vi racconto una storiella leggera, meno male che qualche volta mi vengono in mente anche cosi’, tuttavia anche questa storia e’ da iscriversi nel registro della “decostruzione” dove la tentazione e’ quella di decostruire nel senso letterale del termine cioe’ con martello e piccone.

Non potendo procedere in questo modo, mi limito a sottolineare che c’e’ un linguaggio da caserma in uso anche in architettura, non solo per lo spreco inutile di materiali , risorse e lavoro, ma per il pensare che sottende, del tutto fuori da qualsiasi contesto umano e ambientale : un pensare per se’ e chiusi in se stessi a scapito di qualunque e qualsiasi altro, persona o cosa, un pensare che offende e deturpa chi e cosa ci incappa, un linguaggio da caserma che quando si esprime non puo’ che produrre caserme. Si potrebbe obiettare che e’ solo questione di gusti che come tali non si discutono, ognuno ha i suoi ed e’ libero di averli. Se e’ cosi’ ho bisogno che qualcuno mi illumini perche’ io non riesco a separare il buon gusto dalle buone maniere.

Sto facendo un esperimento sul campo, una ricognizione : ho a lungo camminato ed ora guido alla ricerca di un posto in tutta questa vasta zona che circonda una baia che si estende per chilometri, spiaggia bianca, mare cristallino azzurro chiaro che sfuma nel verde smeraldo, cerco un posto dicevo , dal quale lo sguardo possa evitare di essere ferito dall’arroganza di Villa Celestia e dalla torre gigante, l`osservatorio astronomico suo corollario, un mostro eretto in poco meno di un anno in assoluto e tollerato , noncurante dispregio delle regole vigenti . Tutti lo guardano tra lo stupito e l’intimorito , non se ne puo’ fare a meno , tutti quelli che camminando sulla spiaggia ci si imbattono, mani sui fianchi , mento all’insu’, si chiedono e chiedono : ma cos’e’? grande albergo? base missilistica? aggiornata versione di una postazione militare perfettamente attrezzata per avvistare, difendere ed offendere?



Celestia e la sua torre si impongono per chilometri con incivile esibizionismo qualunque prospettiva si scelga, tanto vale che mi apposti su una collinetta proprio dietro al mostro di cemento e che da qui osservi , sia pure parzialmente spezzettato dall`orribile visione che incombe proprio qui davanti a me, lo spettacolo del tramonto che ormai e` vicino. Strano silenzio, non sento alcun cinguettio, noto che neppure i rosa, gli azzurri, i rossi intensi del cielo riescono a scaldare con il loro
riflesso quelle cupole bianco ghiaccio che sovrastano le guglie di Celestia, quei tetti apribili che ricordano una base missilistica attraverso i quali poter ammirare il cielo e le stelle in totale privacy rimanendo sdraiati su uno dei numerosi letti o divani della villa . Privacy significa ritiro, vita privata ma anche isolamento e solitudine e nel vocabolario viene subito dopo prison e prisoner , per questo, mentre mi immagino chiusa in una stanza di quell`enorme bunker raffreddato dall` aria condizionata a guardar le stelle, nonostante la brezza respiro con fatica. Probabilmente si tratta di suggestione perche’ ricordo che prima che costruissero quell’edificio , questo era il posto dove molti , ed io tra quelli, venivano a godersi la brezza fresca al tramonto.
Riporto qui l’opinione sull’argomento di un architetto che ho intervistato: un architetto e’ anche e sempre urbanista , chi progetta , qualunque cosa progetti, dovrebbe sapere che quello che fa, che sia di uso pubblico o privato, lo fa per tutti, non solo per se’ o per il committente. Quello che fa e’ li’ che si vede e stara’ li’ per sempre o quasi percio’ deve essere gradevole e avere un senso e una ragione d’essere per tutti. Per cominciare deve avere un senso condiviso dal committente e dal progettista ; non si puo’ lavorare con soddisfazione quando il partner in affari vuole che si realizzino alla lettera le sue fantasticherie senza lasciar alcun spazio a chi progetta, non si lavora con soddisfazione nemmeno con chi vuole che faccia tutto l’architetto e non ci mette niente di suo , nemmeno un piccolo mi piacerebbe , mi servirebbe. Il bello non consiste nel farlo per se’ con l’unico scopo di mostrarlo, ne’ di farlo solo per un altro, il bello consiste nell’interpretare il desiderio dell’altro facendo qualcosa che faccia piacere anche a se stessi che per me vuol dire che non deve urtare, infastidire, stupire chi passa ma avere un senso, in quello scenario, condiviso da molti se non da tutti , non ultimo non deve essere uno spreco inutile di materiali, spazio, denaro, energie.

Opere del genere invece sono uno spreco e una vergogna perche’ sono in tutti i sensi fuori contesto.
Gia’ ma allora qual ’ e’ il contesto di Celestia? Un delirio , che e’ pur sempre un contesto umano anche se tutt’altro che interessante.
E’ forse seguendo il filo di questi discorsi che sono venuta qui ad osservare da vicino la costruzione e mentre osservo, quella montagna di cemento partorisce il topolino o meglio il ragno perche` mi sembra piu` simile a un ragnetto quel tipo che sta uscendo da villa Celestia : magrissimo, capelli grigi, radi ma lunghi raccolti in un inconsistente codino , muove quelle sue gambette sottili velocemente e mentre cammina come se avesse fretta, si guarda intorno sospettoso in cerca di preda o a sua volta pensandosi possible preda , minacciata da qualcosa che ancora non riesce a vedere. Piu’ realisticamente penso che sia lui , e non viceversa, la persona che in un nefasto connubio con l’architetto che ha scelto, ha partorito la montagna di cemento che mi sta di fronte .
Nessuno qui si cura di conoscere il nome del topolino, lo chiamano il petroliere , non so se perche’ lo e’ o lo era nel business del petrolio, o se e’ perche’ ha molti soldi da spendere , poco importa , fatto sta che ” il petroliere” basta ai locali per identificarlo e definirlo. Decido di chiamarlo Celeste, senza Signor, Celeste e basta perche` finora esiste solo in funzione di questa villa Celestia che ha partorito , vittima anche lui di quella sindrome che si chiama ossessione per il cemento che da qualche anno ha infettato non solo gli investitori stranieri ma anche i nativi arricchiti di quest ’isola, una sindrome per cui non si e` ancora trovato il rimedio perche` i sintomi che presenta sono tanti e diversi ed e’ impossibile includerli in un unico trattamento , si tratta di inarginabili cattive maniere.
Forse Celeste un tempo era di dimensioni normali , un uomo di taglia media probabilmente, ma non si riesce a immaginare cosi`osservandolo inglobato nell`insieme di Celestia, questa costruzione ad innumerevoli padiglioni, ad innumerevoli cupole, mobili e non, ad innumerevoli torri che si illudono di arrivare a toccare il cielo , un mostro che come in un maleficio, ha trasformato lui, Celeste, in una miniatura a confronto. Un ragnetto che sbuca guardingo da una gigantesca tana come se, vittima di un incantesimo, lui fosse stato rimpicciolito e la sua tana avesse conservato le dimensioni di prima. Come spesso succede , le vittime di un incantesimo come le vittime di un torto subito, diventano a loro volta artefici di magie , infatti Celeste dicono abbia fatto comparire per magia biglietti verdi nelle tasche di alcuni ministri per non essere disturbato con la seccatura delle regole urbanistiche e paesaggistiche da rispettare.
Incantesimi e ossessioni, per il cemento, per l’isolamento , ossessioni che stupiscono inducono a guardare a dispetto della tanto anelata privacy : impossibile non guardare, prepotente questa costruzione si impone al paesaggio e alle persone. Li’ dentro, in quel bunker impenetrabile e ben fortificato di cemento , immagino che anche al piu’ isolato qualcosa venga voglia di guardare : non volendo guardare niente altro e volendo rimanere del tutto fuori contesto, non gli resta che orientare lo sguardo verso il cielo e siccome tutto si puo’ fare, l’isolato in questione chiede all’architetto di progettare i tetti a cupola apribili per poter almeno inventare un dialogo con le stelle, non so con quale soddisfazione perche’ le stelle non parlano , imperturbabili non possono che stare a guardare e farsi guardare.
E ` quasi buio , un buio ancora piu` intenso del solito in questo silenzio totale e per contrasto, perche’ ricordo la sua figura stagliarsi sotto il sole cocente, mi viene in mente Nelson, quell`operaio che parla un misto di spagnolo e inglese che si sbraccia per salutarmi dai tetti assolati di villa Celestia quando mi vede camminare la mattina sulla spiaggia. Da quell’altezza, con una Tshirt avvolta intorno al capo e al collo per proteggersi dal sole inesorabile, lo vedo nella memoria mentre, appeso con un braccio a qualche appiglio dei tetti o delle cupole, agita l’altro suo braccio per accompagnare il saluto che mi rivolge dalla sua postazione di lavoro incurante del pericolo che a quanto pare fa impressione solo a me. Persona carina il Sig. Nelson, lui si` Signore : insieme ad altri suoi colleghi anima villa Celestia, presta temporaneamente al mostro un po’ di vita, almeno finche’ i lavori non saranno ultimati : dialoghi, commenti, risate, canzoni intonate li’ o diffuse dalla radio, quelle di una volta senza auricolari. Con Nelson e` piacevole dividere a tempi alterni il rifugio sulla spiaggia all’ombra della grande palma, per tacito accordo e per convenienza di entrambi, io ci vado la mattina presto,lui va a godersi un po` di riposo e di frescura durante l`intervallo di pranzo. Ha costruito con legno e altri materiali di scarto del cantiere due rustici sedili e un tavolino che sostituiscono egregiamente l’amaca ormai corrosa dal salino che io avevo appeso all’albero ben prima che iniziassero i lavori alle spalle della spiaggia . Ci salutiamo, ci facciamo le cortesie a distanza senza quasi mai incrociare il nostro cammino , come due buoni amici che condividono in orari diversi lo stesso appartamento e quando non lo usano lo lasciano in ordine e a disposizione di chi altri voglia goderne. E’ quello ormai l’unico posto dal quale gli occhi possono osservare quello che vogliono senza scontrarsi con Celestia, quel rifugio all’ombra proprio davanti all`immensita` maleducata ed opprimente di quella costruzione . Certo non ti devi voltare perche’ appena dietro incombe Celestia con la sua mole , ma c’e’ anche Nelson che agita il braccio per salutare, lui si’, prendendosi di Celestia, Celeste e di tutto quant’altro lo circonda cio’ che gli accomoda e gli conviene, sembra poter toccare il cielo con un dito se solo lo volesse ma buon per lui ha altri interessi e il cielo e le stelle, ben volentieri, li lascia a Celeste.




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