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Le Attività in Convenzione
Mettersi dalla parte del soggetto, della famiglia, dell'impresa, del piccolo commerciante, dell'artigiano, dell'industriale e di tutto il mondo che gravita intorno. Troppo spesso ci dimentichiamo che, nel nostro Paese, sono sempre state queste la categorie che hanno fatto girare l'economia e creato, sino ad oggi, benessere, crescita, occupazione e consumi.
Non sono i grandi numeri che fanno girare la ruota, ma ogni raggio di cui essa è composta. Per questo la Legge Bancaria dei grandi numeri fa acqua da tutti i pori, nonostante che sia proprio là, ahinoi, la direzione verso cui stiamo procedendo a passo di marcia.
Sino a che, marcian marciando, siamo giunti in questi tempi moderni - questa mode-rnità (maternità delle mode) - in cui, oramai, l'unica parola che sentiamo in giro è: CRISI!!!
Crisi, di poi , si estende in tutte le direzioni possibili: crisi personale, crisi esistenziale, crisi economica, crisi della politica, crisi occupazionale, crisi familiare, crisi dell'informazione, ecc., ecc., ecc....
La politica non dà risposte ( e sicuramente ne ha sempre date poche, solo che nel passato ci facevamo meno caso). Tutto sembra votato all'indifferenza, alla mancanza d'ascolto, d'incontro. La tendenza è a rendere tutte le persone uguali, rimodellate su canoni standard, senza differenziazioni. Pensiamo all'opera delle grandi distribuzioni, dei centri commerciali, dove non è l'individuo che sceglie ciò che compera, ma sembra orientato ad acquistare ciò che gli viene imposto, senza più alcuna relazione con il negoziante o il venditore. In questo modo vengono a realizzarsi rapporti sempre più impersonali e anonimi.
Procediamo, sempre più, verso un'economica della Grande Impresa, della Grande Banca, della Grande Distribuzione, della Grande Politica, della Grande Istituzione, dove, guarda caso, nel momento in cui ci sono problemi o sono violati dei Diritti, nessuno è responsabile, oppure dove domande non ricevono risposte, e, quando tornano invece al mittente, esse sono rappresentate da lettere standard, senza personalità, al di fuori del fatto concreto.
Si va verso la negazione di ogni possibile imputazione di responsabilità.
Il paradosso risulta essere anche quello di continuare a parlare di Crisi, come una litania infinita, un girotondo d'inerzia, un ritornello petulante, attendendo una qualche ricetta o soluzione dall'alto o chissà da chi (forse il Grande Altro di turno, quando non si mette in mezzo la speranza della Mega Vincita al SuperEnaLotto).
Lo "scarica barile" è sempre dietro l'angolo. Per la verità, umoristicamente parlando, questa è stata sempre prerogativa della politica. O di qua o di là!!! Per molti politici (quasi tutti?), se c'è un errore, l'importante è sempre dire di non esserci stato. Mi fa venire in mente una filastrocca, molto significativa in tal senso, recitata non-senza motto di spirito: "Io non c'ero, e se c'ero dormivo e se dormivo sognavo di non esserci". Eh, si sa, i sogni son desideri: "Homo Politicus docet!!!". In vita mia, ancora, non ho sentito mai ammettere ad un Politico il proprio errore. A Voi è mai successo? Nemmeno da parte di quei politici oramai in pensione. Si vede che il magnetismo egocentrico del politico perdura tutta la vita: tanto da crederci sino in fondo.
Questo è lo scenario nel quale più o meno si svolge il quotidiano di una società che sembra sempre più alla deriva e in una situazione di stallo.
Così, già un pò di tempo fa, ci siamo chiesti cosa fare e come dare il nostro contributo. La risposta è stata più semplice di quanto immaginassimo: mettere a frutto il Capitale di ciasc-uno. Ossia quel Capitale che non è da confondersi con quello monetario e patrimoniale. Ci siamo accorti che tanto è stato fatto e sta continuando a farsi per sottrarre, con atti di appropriazione indebita, ciò che è dato in Natura: ovvero il proprio pensiero.
Quando il sottoscritto cominciò a fare questa attività di tutela dei Diritti Inviolabili dell'Uomo e del Cittadino, tanti conoscenti, collaboratori e anche alcuni amici o parenti che poi hanno preferito non farsi sentire più, forse considerando la strada che stavo intraprendendo un po' "demodé", mi parlavano di quanto fossi un illuso a tentare di cambiare il mondo, oppure di quanto questo "status quo" non avesse speranza e che, in fondo, convenisse andare colla corrente sino a valle. Questo vale tanto più in città chiuse come Arezzo, dove le barriere al pensiero create da molti potenti di turno lascia davvero pochi spazi all'alternativa e alla libera iniziativa. Molte imprese di Associazioni prima di noi hanno avuto poca vita per non essersi adeguate al sistema. Bé, oggi sento di poter dire, a quelle persone, che nessuno di noi (perché nel frattempo altri hanno cominciato a seguire il nostro cammino, con i propri pensieri, la propria parola e i propri desideri), ha intenzione di cambiare il mondo. Noi auspichiamo, molto più modestamente, di cambiare il mondo di qualcuno che desidera esserci, attraverso un lavoro e un percorso proprio e singolare. Si parla tanto poco di "singolare" che farlo oggi sembra un'eresia. Già dinnanzi a questa parola, molti ben pensanti, sicuramente, storceranno il naso. Non c'è niente di stupefacente o sconvolgente in tutto ciò: rassicurateli!!! Il pensiero nasce eretico, nel senso che è solo e proprio di ciascuno. Esso è irripetibile. Per questo, come tutte le questioni uniche, la rincorsa ad appropriarsene è sempre lì, dietro l'angolo. Sistemi settari si nutrono di pensieri di grandi pensatori, finendo, in realtà, per averne distorto i contenuti originari. Non potrebbe essere altrimenti, proprio perché, conviene ribadirlo, il pensiero è un atto proprio e in proprio. Non si è tanto soli al mondo, quanto con i propri pensieri.
La pericolosità della crisi attuale è, secondo noi, insita proprio nell'oscuramento che sta avvenendo al pensiero di ciascuno. Non riteniamo sia più possibile credere a qualcuno che penserà per noi e che ci risolverà i problemi. Ogn-uno può fare la propria differenza, mettendoci il Capitale, ossia la capacità di ritrovare i propri desideri.
Con queste pre-messe abbiamo pensato un'Associazione che non sarà mai un gruppo anonimo, ma un'insieme di persone che hanno delle cose da dire e da dirsi, senza vertici o vincoli istituzionalizzanti e mortificanti.
Ogni persona ha la sua storia ed è da lì che conviene che prosegua il proprio cammino singolare. Il nostro motto associativo - "Non avere paura" - significa proprio questo. Non è un imperativo. E' solo un modo per condividere, insieme a un altro orientato all'ascolto, le proprie questioni, i momenti di smarrimento, le decisioni, le strade da seguire, da trovare o da ritrovare.
Nel nostro cammino incontriamo persone che provano vergogna per momentanee situazioni di difficoltà, di disagio, di sofferenza. Altri che mascherano la loro situazione per non essere mal giudicati, per non restare soli in un mondo che sembra nutrirsi esclusivamente di apparenza. Noi crediamo che queste persone abbiano perso di vista la loro questione fondamentale e che, ancora oggi, possano cercare di comprendere cosa sta accadendo nella loro realtà, e mettersi in gioco, di nuovo, senza attendersi assistenzialismi, mutuo soccorso, ma, direi, l'opportunità di misurare il proprio presente in economia. A loro ci rivolgiamo dicendo: "Non avere paura".
Ogni Associato e Membro S.O.S Abusi ha il proprio unico posto in Associazione.
Questo Capitolo che pubblico e di cui sono l'autore incompiuto, per il momento termina.
Il resto?
E' ancora da scrivere: ciascuno a modo suo.
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